Chi è l’ avvocato:fenomenologia di una categoria

Non mi ero mai imbattuta in questa categoria, ma ora posso dirvi: STATENE LONTANI!

O li si ama o li si odia: non esistono vie di mezzo per gli avvocati, una delle categorie professionali più contraddittorie e discusse dai tempi degli antichi greci.

“E il Signore disse: Facciamo Satana, così la gente non mi incolperà di tutto. E facciamo gli avvocati, così la gente non incolperà di tutto Satana”.

La battuta del comico statunitense, George Burns, è il modo migliore per aprire l’argomento su una delle professioni da sempre più discusse. Perché, diciamoci la verità, appena si parla di “avvocati” la prima idea che corre è quella di una “categoria“: non tanto nel senso di lobby, quanto di un mondo sociale a parte, con i suoi strani modi di essere e di pensare. Insomma, proprio come quando si pensa ad una razza animale.

Difensori dei diritti o azzeccagarbugli abili solo a far assolvere i colpevoli? Professionisti della logica o dotati retori? La linea di confine è così labile che l’immaginario collettivo li ha sempre collocati a cavallo tra la menzogna e il rigore.

Di tutto questo, però, una cosa è certa: gli avvocati formano un mondo a sé.

 La parola “avvocato” deriva dal latino “vocatus“‘ ossia “chiamato”. Non nel senso, come verrebbe spontaneo pensare, che all’indirizzo di questa figura vengono rivolti irripetibili epiteti offensivi, ma nel significato che a lui ci si rivolge quando si ha bisogno di aiuto. 

L’odio da sempre legato al legale va a braccetto con la parola “parcella“: un peso che ha trascinato questa categoria nel più profondo girone dantesco. Perché – la gente si chiede – bisogna pagare (anche profumatamente) per far valere i propri diritti? In realtà, la risposta è la stessa per cui bisogna remunerare un medico per godere di buona salute o aprire un mutuo per avere un tetto sotto cui dormire. Tuttavia, i fondamenti della difesa legale risalgono a quando, già dagli antichi greci, i soliti individui omaggiati di improvvisa ricchezza erano anche quelli inabissati di profonda ignoranza: costoro trovarono più conveniente affidare ai più istruiti la difesa dei propri interessi. E ciò fu anche la consegna delle chiavi di un’intera scienza. Perché, da allora, il popolo non si è più riappropriato di ciò che era nato per lui: la legge

I primi avvocati erano anche filosofi, e questo perché non esistevano corpi legislativi definiti e certi. Erano, insomma, la classe che non zappava, ma guardava le stelle. Un’anima teorica che, a quanto sembra, è rimasta sino ad oggi.

Ciò che, però, si ignora è che, ai tempi dei romani, il compenso dell’avvocato era la fama, acquisita la quale si poteva pensare d’intraprendere la carriera politica. In quel periodo sussisteva il divieto di ricevere denaro in cambio delle proprie prestazioni professionali e la violazione di tale precetto era sanzionata con una pena pecuniaria. Il divieto, sin da allora e secondo buona prassi italica, veniva sistematicamente raggirato poiché era consentito – proprio come avviene oggi nei migliori ambienti della pubblica amministrazione – accettare doni e regalie da parte dei clienti riconoscenti. Da qui venne il detto: “ianua advocati pulsanda pede” (“alla porta dell’avvocato si bussa col piede”, visto che le mani sono occupate a reggere i doni).

“La giurisprudenza estende la mente e allarga le vedute”: una considerazione che, seppur vera, si scontra con la prassi. Il carattere di un avvocato, infatti, è permaloso e presuntuoso. Provate a fargli cambiare idea: se ci riuscirete sarà solo perché lui vi ha fatto credere così. In realtà, ogni avvocato resta sempre della propria idea. Giusta o sbagliata che sia. Ed anche dopo la sentenza che gli dà torto. A sbagliare è sempre il giudice o la legge.

 

L’avvocato è una persona abituata a fare domande e, nello stesso tempo, ad essere evasivo a quelle che gli vengono rivolte. È solito prendere decisioni e a prenderle in fretta (calcolate la differenza di tempi con un ingegnere e vedrete!). È dotato di problem solving e il suo obiettivo è trovare l’escamotage per uscire fuori dal problema, in qualsiasi modo possibile. 

Inoltre, l’avvocato, nell’esercizio della propria professione, è un irriducibile individualista: se ne sta nel suo studio, a coltivare le sue pratiche, e l’idea dell’associativismo gli fa venire l’orticaria. 

Egli considera ogni minuto sottratto al proprio lavoro una perdita di tempo. Il tempo appunto: ogni legale nasce con l’orologio al polso, e questo perché la vita professionale è costellata di scadenze. Tra termini iniziali, finali, dilatori, ordinatori, perentori, ogni avvocato considera la propria agenda più della propria compagna di letto. 

Così come la caratteristica di ogni buon medico è quella di scrivere le ricette con una grafia incomprensibile, dote di ogni avvocato è parlare con un linguaggio mai chiaro per il cittadino. Tra latinismi, istituti, tecnicismi, concettualismi, astrazioni, teorie e interpretazioni, commi, articoli, leggi, leggine e sentenze, il vocabolario del legale è precluso ad ogni persona che non sia, appunto, un altro legale. E questo – a quanto sembra – gratifica infinitamente ogni avvocato che si rispetti. 

Su tutto, però, l’avvocato è un relativista nell’accezione più pirandelliana del termine. La realtà non esiste (e chi se ne frega!): esiste solo ciò che appare dalle carte. Tutto il resto è mutevole, contraddittorio, variabile, volubile, capriccioso, instabile. Tanto vale non pensarci e accontentarsi di ciò che racconta il cliente. 

Si dice che il problema dell’avvocatura sia il numero. Su 9.000 giudici, in Italia ci sono circa 220.000 avvocati. In realtà, il problema sarebbe di gran lunga più grave se di avvocati ve ne fossero pochi, circostanza che aprirebbe le porte alla scarsità e, quindi, a tariffe ancora più alte e a una certa difficoltà a poter difendere tutti.

La ragione di tale eccesso di offerta risiede nel fatto che la facilità con cui si accede, oggi, all’avvocatura ha fatto si che tale professione venisse considerata una sorta di area di transito in cui potersi parcheggiare in attesa di un lavoro più soddisfacente (e, di questi tempi, remunerativo). Poi, però, le cose non vanno mai come programmato e ciò che doveva essere un impegno momentaneo diventa quello di una vita (salvo tentare il classico concorso pubblico e inseguire la chimera del posto fisso a reddito certo). 

Ci piace terminare con le parole di Giulio Imbarcati, pseudonimo di un collega che ha saputo prendere in giro la categoria, disegnandola anche finemente in un suo libro di successo [1]. 

Il problema è che oggi nel campo dell’avvocatura (più che in altre professioni) non è il mercato a operare la selezione.

Se così fosse tutti saremmo più tranquilli e fiduciosi, perché questo vorrebbe dire qualità del servizio. E, come dovrebbe essere in qualsiasi sistema sociale che voglia definirsi giusto, dopo l’uguale allineamento ai nastri di partenza, i più dotati procedono veloci, i mediocri arrancano, gli inadatti si fermano.

Ma, nel mondo all’incontrario che abbiamo costruito con lungimirante impegno, le cose funzionano diversamente.

Capita che siano proprio i più dotati a soccombere e non solo davanti ai mediocri, ma anche rispetti agli inadatti.

Perché? Ma perché proprio i mediocri e gli inadatti sono quelli più disposti al compromesso e all’ipocrisia.

Proprio loro, cioè, per raggiungere gli obiettivi, e consapevoli della modesta dote professionale, hanno meno difficoltà a discostarsi da quelle coordinate di riferimento che i dotati continuano a considerare sacre e inviolabili.

L’effetto, nel settore dell’avvocatura, è dirompente e a pagarne gli effetti non sarà solo il fruitore immediato (ossia il cittadino), ma l’intero sistema giustizia.“   

(ANONIMO)

[1] G. Imbarcati, “Gli avvocati, dovrebbero essere arrestati da piccoli”, Robin ed.

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Come dovrebbe essere un avvocato!

 

Ho ricevuto su facebook il seguente messaggio dell’ avv. Camboni, nella descrizione della figura manca solo il richiamo al rilascio della ricevuta fiscale. Avete trovato un avvocato così?

Avv. Luisa Camboni – Spesso nel mio studio, che considero come un Tempio del Diritto che custodisce come uno scrigno i miei studi, le mie strategie, i miei aggiornamenti, i colloqui con i clienti ed i colleghi…, mi trovo dinnanzi clienti che lamentano l’attività poco professionale di qualche collega.
Proprio queste lamentele, nel silenzio del mio studio, mi portano spesso a riflettere sull’importanza della mia professione che svolgo con tanta passione. Ecco che, allora, mi chiedo: “Essere Avvocato cosa significa?”.
Ed è proprio a questo interrogativo che voglio dare una risposta.
“L’ Avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce” ( Piero Calamandrei).
Partendo dalle parole del grande Calamandrei, l’Avvocato deve essere, dunque, una persona di indole umana, vale a dire una persona disponibile con la quale si può parlare, fidarsi… E’ questo il modo di presentarmi e rapportarmi con i clienti, cerco di capirli di metterli a loro agio.
Di fronte ai clienti, prima di essere un tecnico del diritto, l’Avvocato deve essere una persona con nobili sentimenti e valori.
Avere un indole umana significa, anche, lavorare seriamente cercando di risolvere e gestire al meglio le questioni che ci vengono sottoposte. Il cliente vuole e deve avere fiducia nel proprio Avvocato, ma perché questo accada è fondamentale che il cliente possa parlare o, comunque, esprimersi e che l’Avvocato, dal canto suo, lo capisca e che, infine, il cliente si accorga di essere stato adeguatamente capito.
L’Avvocato deve essere onesto. 
Ecco perché prima di accettare un incarico ascolto il cliente cercando di capire in che cosa posso essergli utile, di cosa lui ha bisogno. Poi, discuto con lui indicandogli con un linguaggio sì tecnico, ma a lui comprensibile il modus con cui intendo procedere, la strategia difensiva che intendo adottare per meglio soddisfare i suoi interessi. Non solo, tendo sempre ad evidenziare quali difficoltà possono presentarsi nel corso della causa. 
Il gioco di diritto non si gioca da soli, ma c’è sempre una controparte: quindi, attenti a non scoprire le mosse del gioco!
La tutela del cliente rappresenta per me il punto di partenza e il traguardo di ogni incarico. 
Onestà significa, anche, informare il cliente sull’eventuale compenso dovuto per l’attività che verrà svolta. Ecco perché informo sempre in modo dettagliato il compenso che andrò a richiedere ciò al fine di evitare eventuali discussioni. Consiglio sempre di chiedere preventivi ad altri colleghi dicendo loro di confrontarli tenendo conto non solo del lato economico, ma anche quello di merito, cioè confrontando le varie proposte in base a come il singolo Avvocato studia il problema e i rimedi esperibili.
L’Avvocato deve essere trasparente.
Essere trasparente significa che deve parlare in modo chiaro, senza alcun sotterfugio, spiegando come stanno realmente le cose. Nel corso del colloquio con il cliente dimentico di essere Avvocato e sono prima di tutto una persona che cerca di capire i suoi problemi, di immedesimarmi in essi chiedendo, quasi fossi un giudice, chiarimenti, sottolineando contraddizioni, individuando punti deboli. Io a questo credo molto ed è il mio modo di svolgere la professione, ma è vero che non tutti sono così, ce ne sono non pochi che si limitano a fare da grancassa del loro cliente e a illuderlo sempre di più. Questi ultimi aspetti non appartengono alla professione dell’Avvocato: no… no!!! Al cliente, dunque, il compito di scegliere l’Avvocato più tranquillo, meno guerrafondaio, più obbiettivo.
Avvocato significa essere preparati ed aggiornati.
Ciò significa sapere ragionare di diritto. Non basta riempiere gli atti di pronunce giurisprudenziali: ecco perché nei miei atti alle leggi, ai richiami giurisprudenziali aggiungo sempre un po’ di mio.
L’Avvocato non può mai illudere il cliente sul risultato della causa.
L’obbligazione dell’avvocato è di mezzi non di risultato. Infatti, al mio cliente dico sempre: “ In questo gioco di diritto non ci siamo solo noi, ma c’è una controparte che può esser più brava di noi nel portare a termine il gioco e c’è un Giudice in posizione di super partes!!” Ma questo gioco va sempre condotto con le armi della chiarezza, dell’onestà e perché no dell’abilità!
L’Avvocato è colui che chiama il cliente per informarlo dell’iter che sta prendendo la causa. L’informazione è necessaria per mantenere vivo il rapporto cliente – avvocato. Quando uso il telefono cerco sempre di essere precisa e concisa. Quando sono in studio distribuisco al meglio il mio tempo da dedicare ai clienti e alle pratiche, sempre con la massima concentrazione. Un errore, in questa professione, può essere un grosso macigno!!!
Chi decide di fare l’Avvocato sa che intraprende una professione di grande responsabilità, che deve fare quotidianamente i conti con le innumerevoli scadenze. Ed in questo sono molto precisa ed annoto con accuratezza ogni scadenza. Un Avvocato che non riesce a gestire le scadenze è a mio parere poco affidabile. La distrazione non fa parte di questa professione.
Avvocato significa preparazione e studio.
Ecco perché prima di ogni udienza, con la massima concentrazione, studio le carte, individuo qualche bella mossa perché per me, come ho già detto, ogni causa è un gioco di diritto. Solo chi sa offrire la mossa migliore porta avanti in positivo la causa, ma per fare ciò occorre tanto studio e dedizione. Straparlare di fronte al Giudice, non serve a niente, anzi può essere, e si verifica molto, molto spesso, fonte di danni per l’assistito dell’Avvocato che lo fa, ma, a volte, accade proprio perché alcuni clienti credono di essere difesi più efficacemente se il loro Avvocato si scontra in udienza o solleva il tono di voce. Molti clienti desiderano l’Avvocato “mastino” perché a loro dire si sentono più tutelati, che brontola, interrompe, fa l’arrogante e, persino, scorretto… In realtà, io penso che ciò non sia un comportamento professionale!
Infatti, ho avuto modo di assistere ad udienze in cui certi avvocati rimanevano in silenzio tanto da sembrare agli occhi dei colleghi, dei presenti… assenti o incompetenti, ma in realtà non è così! Spesso il silenzio si rivela un’arma a doppio taglio: i colleghi silenziosi, difatti, ottengono le sentenze favorevoli perché predispongono difese scritte ben argomentate e in fatto e in diritto, offrendo, così, al Giudice una facile soluzione.
L’Avvocato è un intellettuale, un condottiero. 
Mi piace a questo punto pensare che se un cliente ritiene bravo un Avvocato che durante l’udienza si scompone, urla, è arrogante-ritengo, invece, che potrà avere nei miei confronti, che sono un Avvocato di indole tranquilla, un granello di mistero e trovare in questo granello la migliore difesa!
Essere Avvocati significa non stancarsi mai di aprire i codici di leggerli e rileggerli, di consultare la giurisprudenza sono questi gli arnesi, gli strumenti che ci aiutano a risolvere le intricate cause, a questo occorre, però, aggiungere la nostra abilità nel saper ragionare di diritto. 
Essere dei bravi avvocati significa, anche, essere dotati di un’ottima memoria. E’ mio solito selezionare ciò che importante da ciò che non lo è; avere sempre un buon promemoria.
Essere Avvocati significa essere signorili, non amo la sciatteria, il malgarbo… Credo che il rispetto, il comportarsi con signorilità con Giudici, colleghi, clienti fanno un Avvocato di prestigio e fermezza.
E io, a tutti questi elementi preziosi, ne aggiungo un altro: l’abilità. 
Abilità nell’ascoltare, nel suggerire, nel consigliare, nel preparare la difesa da presentare come capolavoro al cliente; capolavoro che culmina nella sentenza, nella speranza che gli dia ragione e mi dia ragione: questa la vittoria più bella!!
E, infine, essere Avvocati significa essere amanti del diritto, della Giustizia, della propria professione, essere appassionati dei casi umani. Avere passione per il diritto significa avere passione per il progredire della società: “Ubi societas ibi ius”.
Essere Avvocati significa essere custodi della difesa del proprio assistito: ciò si verifica per tutto l’intero mandato, diventando nel corso del giudizio “contrepuovoir au service des libertès individuelles”.
Solo chi possiede queste qualità, solo chi uniforma l’esercizio della professione al Codice Deontologico può dirsi in possesso dell’attestato di qualità di Buon Avvocato!!
Avv. Luisa Camboni
Studio Legale Avv. Luisa Camboni
Via L. Garau, n. 22 – 09025 Sanluri (VS)
Tel.Fax.: 070/7567928 cell: 3281083342
mail: avv.camboni@tiscali.it

Fonte: Essere Avvocati significa… 
(StudioCataldi.it) 

Lettera di Dio allo sposo

 

La donna che hai al fianco, emozionata, con abito da sposa, è mia.
Io l’ho creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te e ancor più di te. Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te l’affido. La prenderai dalle mie mani e ne diventerai responsabile.

Quando l’hai incontrata l’hai trovata bella e te ne sei innamorato. Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l’amore, è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità, la sua intelligenza e tutte le belle qualità che hai trovato in lei. Però non potrai limitarti a godere del suo fascino. Dovrai impegnarti a rispondere ai suoi bisogni e ai suoi desideri.

Ha bisogno di tante cose: di casa, di vestito, di serenità, di gioia, di rapporti umani, d’affetto e tenerezza, di piacere e di divertimento, di presenza umana e di dialogo, di relazioni sociali e familiari, di soddisfazioni nel lavoro e di tante altre cose…

Ma dovrai renderti conto che avrà bisogno soprattutto di Me, e di tutto quello che aiuta e favorisce quest’incontro con Me; la pace del cuore, la purezza di spirito, la preghiera, la parola, il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la Mia vita.

La ameremo insieme. Io la amo da sempre. Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno, da quando l’hai incontrata. Sono io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei.

Era il modo più bello per dirti: “Ecco te l’affido”, perchè tu potessi godere della sua bellezza e delle sue qualità. Quando le hai detto: “Prometto di esserti fedele, di amarti e rispettarti per tutta la vita”, è come se mi avessi risposto che sei lieto di accoglierla nella tua vita e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla. Anzi, ti renderò capace di amarla come Dio, regalandoti un supplemento d’amore, che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende capace di produrre le opere di Dio nella donna che ami. E’ il mio dono di nozze: quello che si chiama la grazia del sacramento del matrimonio.

Non ti lascerò mai solo in questa impresa. Sarò sempre con te e farò di te lo strumento del mio amore e della mia tenerezza; continuerò ad amare la Mia creatura, che è diventata tua sposa, attraverso i tuoi gesti d’amore.

Firmato Dio, Padre tuo